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15 settembre, 2016

Io per voi - SOS Terremoto - la raccolta si può acquistare

Finalmente il libro è disponibile. Dico finalmente, ma i tempi di realizzazione di questo lavoro sono stati incredibili. Merito delle capacità, ma soprattutto dello spirito e della buona volontà di tutti coloro che ci hanno lavorato.
285 autori, un numero incredibile.
Ho collaborato e ne sono contento. Ora però, tutti hanno la possibilità di collaborare perché il libro è disponibile per l'acquisto.
E non importa affatto se dentro ci sia un racconto di Terzani, King o di un autore famoso a caso. Non importa neanche se i racconti siano più o meno belli. Non è una selezione, né un concorso. Il libro è un pretesto e un mezzo per aiutare chi è rimasto coinvolto nel terremoto del 24 agosto 2016. C'è la possibilità concreta di raccogliere soldi che potranno fornire aiuto.
Nient'altro che questo.
Si può spendere anche solo 2 euro. Tutto il ricavato (al netto delle commissioni obbligatorie dovute ai metodi di pagamento utilizzati, perché non c'è modo di eluderle) sarà devoluto a loro. Si stanno stabilendo gli obiettivi, progetto singolo o raccolta generica di fondi. Ma sarà tutto per loro. E' davvero una spesa minima e una fatica ridicola se si vuole aiutare.
Chi ha messo "Mi piace" a questa pagina, sospetto possa anche dare seguito acquistando il libro, anche solo a 2 euro, ma volendo anche a una cifra superiore. Perché, ripeto, il libro è solo un mezzo e un pretesto. Non c'è neanche bisogno che lo leggiate, se non volete. Leggerlo e apprezzarlo tutto o in parte, è un effetto collaterale, secondario in ogni caso.
Qui di seguito c'è il link diretto per l'acquisto.

https://www.jotformpro.com/form/62533829563968

Usatelo e condividetelo il più possibile. Non può che far bene.
Ho fiducia che lo facciate. E che lo faccia anche chi non conosceva il progetto e la pagina fino a questo momento, fino a questo post.

Forza!!!

27 dicembre, 2011

De tuailait saga: brechin bols e la maledizione del Completismo

Mesto meriggio, che per un cinema oscuro miglior opere bigio.
Un matrimonio, una collana d'aglio, chili di cerone e un fritto di scalogno, quando il dente aguzzo sporge e il pelo irto cresce, uno sbadiglio scuote un pathos che non cresce.
Telenovela transilvana in salsa americana, con Lupo de Lupis languido con smartphone e bandana.
Dove il cerone incespica su carne color rosa e l'ululare echeggia in CiGiAi schifosa, è bene aver trastulli per evitar la prosa.
Lo feci per amor, per pietas e caritas, 'ché niuno volle offrirsi e a me toccò il tormento.
Se pur si è visto il primo, lo seguito e lo terzo, non lo ordinò lo medico di beccar puro questo!
L'età in soccorso vien per superar perigli, arrotondar li spigoli e porre novi veti.
Il giovane soccombe al sequel e al malloppone, ma quando i calendari si ammucchiano alle spalle, è tempo di discernere ed evitare le palle. Se un libro fa ribrezzo, sia pure a metà via, è il caso di riporlo: amen o così sia. Non v'è motivo alcuno per cui lo film seriale, dovrebbe seguir regola più lasca e liberale. Se fa cagare il primo, al bando scelte pavide, sotterralo ben bene e calaci una lapide.

Questo piccolo sfogo sgangherato è frutto di un'esperienza dolorosa, al limite della sopportabilità umana. Il tormento, aggravato dall'impossibilità del commento libero durante la proiezione, è irrobustito dallo sconcerto per la produzione low-cost di un film a sicuro rendimento. Quest'oscenità, solo nel primo mese (o giù di lì) aveva raggranellato oltre 500 milioni di dollari... Varrà pure un po' di attenzione al trucco e venti euro in più agli effetti speciali?
Bisogna disintossicarsi tutti dal Completismo, questa ossessione di non lasciare le cose a metà.
Liberiamoci da questa catena, se una cosa non ci piace, molliamola (almeno quando parliamo di arte, o supposta tale). Ma chi ce lo fa fare, per esempio, di terminare un libro che non ci piace? Ce ne sono talmente tanti al mondo che non potremo mai leggerli in tutta la nostra vita, nonostante ciò spesso sprechiamo il nostro tempo a finirne di brutti. Rivendichiamo il diritto di interrompere qualsiasi cosa.
È anche una visione più romantica della vita e ci consentirà di dire: "Mah, non so, forse era anche un buon libro. Non posso stroncarlo del tutto, l'ho lasciato a metà, anzi, avevo letto solo le prime tre pagine".
Ci sono mille cose più importanti per cui combattere fino alla fine, ma disperanti saghe di vampiri emo, proprio no.


07 dicembre, 2011

Dostoevskij, Bunker e poi l'oblio.

"Ivan Karamazov, l'aveva detto con poche parole essenziali; «Se non c'è nessun Dio, allora tutto è permesso»."
È una citazione dell'immenso Fedor Dostoevskij che Edward Bunker usa per sintetizzare parte del pensiero di Troy Cameron, protagonista del bellissimo "Cane mangia cane".
La vicinanza dei due autori è sin troppo evidente. Dostoevskij può essere senza dubbio indicato come uno, se non il solo, capostipite del genere "noir". In "Delitto e Castigo" del 1866, credo per la prima volta in assoluto, il protagonista è il criminale e lo sviluppo, quasi del tutto psicologico, ha inizio dall'atto criminoso di cui è rivelato come colpevole. Questo rovesciamento di prospettiva rispetto al romanzo giallo determina un elemento fondante del nuovo genere.
Bunker è, per mio gusto personale, tra gli autori più efficaci e credibili degli ultimi anni, sebbene i suoi siano romanzi assimilabili al noir fino a un certo punto. Sono più viaggi psicologici e sociali, quasi romanzi di formazione, e in questo il suo maestro è senza dubbio il russo di cui sopra.
Comunque, su questi temi si è scritto e si potrebbe scrivere fino al varo di un decreto che tagli le spese agli armamenti in Italia (ordini per 131 aerei f35/jsf il cui costo base è 18 miliardi) e quindi passo oltre.
Questo post è riferito alle implicazioni sterminate che la frase di Ivan Karamazov contiene.
Sono quello che si definisce un agnostico. In poche parole non credo all'esistenza di un dio né alla sua non esistenza.
Di certo rifiuto la necessità e il valore di qualsiasi organizzazione, dottrina o forma di mediazione tra le creature viventi e una forma "divina". Dico creature viventi e non senzienti, perché non escludo che forme di vita che ci arroghiamo il diritto di considerare inferiori, siano in costante e diretto rapporto con l'entità che ci sforziamo, spesso ipocritamente, di evocare, adorare e usare come scudo. Chi ci dice che un cane, un gatto o un lombrico non parli con Dio più del cardinal Bertone? Di sicuro è più in sintonia con la natura (che dovrebbe essere diretta emanazione della volontà celeste).
Comunque il punto è un altro: da ateo agnostico non posso che sottoscrivere la sintesi di Karamazov e limitare qualsiasi regola alla sfera della morale e della cultura che ci siamo costruiti. Per questo motivo rivendico anche il diritto di confutarla sotto ogni aspetto e di ridefinire un insieme di regole private il cui unico scopo sia il rispetto delle mie convinzioni e della mia morale. Devo essere in pace con me stesso, non mi interessa essere per forza in armonia con la società che non mi sono scelto.
Infine, questo è il punto dolente che mi fa arrovellare, è un'altra ovvia implicazione della frase di Dostoevskij: se non c'è nessun Dio, non c'è neanche nessun significato, nessuno scopo. Tutto si limita all'equilibrio con il proprio io. Qualsiasi gesto della vita quotidiana si svuota di significato prospettico. Il domani è un concetto delirante, illusorio. La costruzione e il progetto, l'ansia per il futuro, per le conseguenze che le attuali scelte produrranno valgono il conforto dell'attimo e nulla più.
Ha senso il presente, nei suoi riflessi emotivi, nell'onesta proposizione della propria identità, nell'appagamento del desiderio secondo la sensibilità di ciascuno.
Sono valutazioni che chiunque ha fatto o può fare. E non mi intristiscono neanche un po', mi spaventa solo la maggiore solidità che certe considerazioni acquisiscono giorno dopo giorno.
Quello che è deprimente, nella mia visione delle cose, è che si debba continuare a lottare anche sul piano materiale ogni giorno, nonostante si abbia la convinzione che sia la costruzione del nulla.
Il punto è che, oblio o non oblio, amo ancora la vita in modo profondo. Sono tenacemente avvinghiato ai miei affetti, alle mie passioni e voglio, prima di raggiungere un oblio rasserenante, goderle a lungo e con il minor numero di compromessi possibili.
Quello che veramente mi disgusta è la società iniqua e distorta che ci siamo costruiti intorno, la vigliaccheria profonda che mi ha trasmesso e che mi impedisce di infrangere i legami con una dimensione che, comunque la guardi, continuo a ritenere insensata e di valore nullo.
L'oblio, se calasse dall'alto senza preavviso e annichilisse tutta la nostra insana consapevolezza elevandoci agli animali che troppo spesso bistrattiamo, sarebbe il dono più grande che qualunque entità superiore potrebbe donarci. Ma forse è essa stessa troppo sadica per privarci dell'intelligenza e della supponenza che ne deriva.

15 novembre, 2010

Educazione di una canaglia

Ho finito "Underworld" di Don De Lillo. Una lettura lunga quattro mesi: troppo. Posso solo aggiungere che è un grandissimo libro ed è un autore magnifico, ma la lettura di un romanzo non può diluirsi così. Si perde il filo, il cuore, l'intensità.
Per ripartire con brio ho aperto "Educazione di una canaglia" di Edward Bunker. Autore che apprezzo molto. Mi ha colpito e mi ha fatto riflettere la breve nota di James Ellroy che campeggia sulla copertina. Definisce Bunker uno scrittore autentico.
E' un'affermazione semplice, ma il suo significato ultimo mi ha indotto a rivedere quanto sto facendo.
La stesura del secondo romanzo si è arenata circa un mese fa a causa di dubbi sostanziali sullo sviluppo della storia. In prima battuta ero convinto fossero questioni tecniche, dovute alla complessità dell'intreccio e alla possibilità di dominare alcune ambientazioni lontane dalla mia esperienza. Ora ho capito che, più semplicemente, ero vittima della mia ostinazione. L'impostazione prefissata era distante da quello che sono io ora. E un autore deve scrivere ciò che è, non ciò che vorrebbe essere.
Devo ripartire da questa considerazione, cambiando - se possibile - la struttura del romanzo o congelandolo finché i tempi non saranno maturi. D'altra parte si può scrivere altro, le idee non mancano e la voglia neanche.

28 ottobre, 2010

Under "Underworld"

Nonostante la mia testardaggine, da almeno un paio di anni mi sono concesso la possibilità di lasciare i libri a metà.
Nella maggior parte dei casi questo succede se le opere si rivelano deludenti, false o, più semplicemente, scadenti. Per trentotto anni - fatta eccezione per i primi tentativi di completare "Gente di Dublino" (cosa che poi mi è riuscita con somma soddisfazione) - non mi ero mai fatto sconti: se iniziavo a leggere, dovevo finire.
Il problema è che da metà agosto sono inchiodato in un terribile limbo. Il libro che sto leggendo, circa 900 pagine, è a tratti di una bellezza sorprendente, malgrado questo non scorre neanche mettendolo su uno scivolo con 30 gradi di pendenza.
Il libro è "Underworld" di Don De Lillo. Un libro straordinario, un quadro magistrale della società americana degli ultimi 50 anni del secolo scorso. Intrecci su intrecci e un filo sottile che percorre le vicende e le collega alla perfezione. Ci sono pagine e passaggi che fanno venire i brividi, una varietà stilistica da fare invidia contorna in modo incisivo ogni parte, aderendo ai personaggi e alle loro storie come un guanto.
La difficoltà, almeno per me, è la lentezza e la densità che ogni frase contiene e sottende. E' un libro che impegna ogni neurone del lettore, che non si può leggere per mettere pagine in cascina. Bisogna prestare attenzione, investire energie. Ad averlo saputo, con tutto lo smisurato rispetto per un autore di questo livello, l'avrei lasciato sullo scaffale per qualcuno più robusto di me.
Ma non lo chiuderò, sono rimaste meno di cento misere pagine, è una questione di principio. Se non schiatto prima, arriverò all'ultima riga!

Sembra assurdo, ma lo consiglierei a chiunque me lo chiedesse...